Zara

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Zadar si stende tra mare e storia, dove le onde dell’Adriatico disegnano la costa e le pietre antiche raccontano secoli di incontri tra popoli e culture. L’itinerario che proponiamo unisce l’isola di Ugljan, con i suoi villaggi affacciati sul canale di Zadar, alle testimonianze monumentali della città stessa, dove il passato romano si intreccia con le invenzioni contemporanee. Si parte dalla terraferma per attraversare le acque che separano Zadar dall’arcipelago, scoprendo come ogni luogo abbia custodito, nel silenzio delle sue strade o nel fragore delle sue onde, una parte della memoria dalmata.

Tra terra e mare: Ugljan e le sue baie

L’isola di Ugljan emerge come un lembo di verde e calcare a pochi minuti dalla città, collegata da un ponte che attraversa lo stretto di Ždrelac. Qui, lungo la costa nord-orientale, i paesi si susseguono come perle su una collana: Lukoran, con le sue case affacciate sulla baia, e Sutomišćica, dove il verde dei pini si specchia nelle acque calme. Il centro dell’isola è segnato dalla fortezza di San Michele, eretta dai veneziani nel Duecento su una collina a 265 metri, da cui si scorge l’intero arcipelago di Zadar e, nelle giornate terse, i contorni del Parco nazionale delle Kornati. Le coste opposte, invece, precipitano a picco nel mare, inaccessibili e selvagge, mentre a est la costa si distende dolcemente verso le isole minori come Ošljak, minuscola isola di appena 0,3 chilometri quadrati con una chiesa del VI secolo e una manciata di abitanti. Qui, tra ulivi e macchia mediterranea, si respira l’anima più autentica dell’arcipelago, lontano dal turismo di massa.

Pietre che suonano: la Meeresorgel e il Monumento al Sole

Tornati a Zadar, la città si offre come un palcoscenico a cielo aperto, dove l’acqua diventa strumento e la luce arte. La Meeresorgel, inaugurata nel 2005 lungo la Riva Nova, trasforma il moto delle onde in melodie che si diffondono tra i gradini di marmo che scendono verso il mare. Trentacinque tubi di plastica e resina, immersi appena sotto il livello del mare, emettono suoni diversi a seconda della frequenza delle onde, creando una colonna sonora mutevole che accompagna chi passeggia. Poco distante, il Monumento al Sole si erge come un grande cerchio di vetro e fotovoltaico, un calendario solare che di giorno accumula energia e di notte si accende in un gioco di luci sincronizzate con il tramonto. I 300 pannelli di vetro multistrato, disposti a terra, riflettono il cielo e segnalano le feste dei santi titolari della regione, mentre intorno i cerchi dei pianeti ricordano la posizione di ciascuno nel sistema solare.

La culla della cristianità: chiese e monasteri

Nel cuore della Zadar medievale, la chiesa di San Donato domina con la sua mole ottagonale, costruita nel IX secolo sui resti del foro romano. Alta ventisei metri, con un interno circondato da un ambulacro e una galleria superiore, custodisce frammenti di colonne romane e antiche lastre murarie. Accanto, la cattedrale di Santa Anastasia, la più grande della Dalmazia, si erge con la sua facciata romanica del 1324, tre portali e un timpano decorato con nastri lombardi. All’interno, la cripta e il sarcofago ligneo placcato d’argento di san Simeone, capolavoro dell’oreficeria medievale, testimoniano la devozione che per secoli ha animato la città. Non lontano, la chiesa di San Crisogono, consacrata nel 1175, conserva la memoria della regina Elisabetta di Bosnia, sepolta qui nel Trecento prima della traslazione a Székesfehérvár, e il suo incompiuto campanile, iniziato nel 1485 e mai terminato.

Il passato che respira: foro romano e monasteri benedettini

Sotto il cielo di Zadar, dove un tempo passeggiavano i cittadini di Iader, il foro romano si stende ancora come una ferita aperta nel tessuto urbano. Le due colonne superstiti, una al suo posto originale, emergono tra i resti delle botteghe artigiane e delle arcate che un tempo ospitavano il mercato. Qui, tra le pietre consumate dal tempo, si erge anche la chiesa di San Donato, costruita sulle fondamenta del foro, mentre il monastero di Santa Maria, fondato nel 1066 dalla nobildonna Čika, custodisce affreschi del XII secolo e una torre che porta il nome del re Colomanno d’Ungheria. Il monastero benedettino, con le sue decorazioni barocche e la tomba di Vekenega, offre uno sguardo sulla Zadar più intima, quella dove fede e potere si sono intrecciati per secoli.

La fortezza e il teatro: simboli di una città in difesa

A guardia della città, il Landtor, o Porta di Terraferma, eretto nel 1537 su progetto dell’architetto Michele Sanmicheli, separa il centro storico dalla cinta muraria. Con le sue colonne doriche e le iscrizioni latine, rappresenta uno dei gioielli del Rinascimento veneto in Dalmazia, eretto per difendere la città dalle minacce ottomane. Poco lontano, il teatro Verdi, costruito nel 1901 e intitolato al maestro di Busseto, fu per decenni il cuore della vita culturale della Zadar italiana, ospitando artisti come Eleonora Duse. Oggi, della sua struttura neorinascimentale rimane solo il ricordo, ma il suo ruolo nella storia cittadina resta impresso nelle cronache e nei cuori di chi ha vissuto quegli anni.

Poljana e Kožino: villaggi tra terra e acqua

Sull’isola di Ugljan, Poljana si affaccia su una baia omonima dove la terra coltivata si mescola al mare. Qui, la chiesa romanica di San Pietro, costruita nel Duecento, si erge come un faro per i naviganti, mentre i campi di ulivi e ortaggi si estendono fino al limitare della macchia. A nord, Kožino, piccolo borgo di 815 abitanti, custodisce la chiesa di San Michele del 1522, esempio di architettura rurale dalmata, e offre una vista sulla costa frastagliata che si perde verso Zara. In questi luoghi, dove il tempo sembra essersi fermato, si avverte la stessa pace che un tempo avvolgeva i pescatori e i contadini dell’arcipelago.

L’arcipelago in miniatura: Ošljak e il suo silenzio

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chiesa di San Donato

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cattedrale di Sant'Anastasia

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