📷 Immagine: Wikimedia Commons
campo di concentramento di Melk
Il campo di concentramento di Melk era un sottocampo del lager di Mauthausen, situato vicino alla cittadina di Melk in Bassa Austria. Fu aperto nell’aprile del 1944 per ospitare inizialmente cinquecento detenuti, soprattutto prigionieri politici. In poco tempo il numero crebbe fino a superare diecimila persone. I prigionieri furono costretti a scavare lunghe gallerie nelle montagne di Roggendorf e Loosdorf. Il progetto, chiamato Quarz, nascondeva la costruzione di industrie belliche all’interno delle gallerie. Gli internati lavoravano anche a dighe, fognature e altri lavori per le SS. A Melk morirono circa cinquemila persone, uccise in vari modi. Alcuni furono vittime di incidenti sul lavoro, altri ricevettero iniezioni di fenolo. Altri ancora furono fucilati durante simulazioni di fuga o gasati nel castello di Hartheim. Le torture erano frequenti, spesso per mano dei Kapo o delle SS. Tra le vittime si ricorda Giuseppe Pagano, noto architetto. Alla liberazione, nell’aprile del 1945, furono trovate vive circa settemilaquattrocento persone. Oggi di Melk rimane solo il forno crematorio, trasformato in un memoriale. Il luogo testimonia la sofferenza dei prigionieri e la violenza del regime nazista. Le montagne intorno conservano ancora i segni delle gallerie scavate a mano. Il memoriale ricorda i nomi e le storie di chi non sopravvisse. È un luogo silenzioso, dove la memoria si intreccia con il paesaggio della Bassa Austria.
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