Ipogeo di San Bartolomeo

L’Ipogeo di San Bartolomeo è un complesso di grotte scavate nel tufo a Mazara del Vallo, vicino al fiume Mazaro. Si trova nella zona di Miragliano, sulla riva destra del corso d’acqua. Le grotte si snodano sotto terra e conservano tracce di antichi insediamenti. Fu scoperto nel 1874 da Francesco Saverio Cavallari, sovrintendente alle antichità della Sicilia. È considerato una delle più importanti catacombe paleocristiane dell’isola. Prima della sua scoperta, l’area era già nota per resti di epoche remote. L’ipogeo mostra segni di frequentazione umana fin dall’età del rame. Appartenevano alla Cultura di Diana, intorno al 3500 a.C. Successivamente vi furono insediamenti della Cultura di San Cono-Piano Notaro fino al 2300 a.C. Durante l’età del bronzo vi abitarono gruppi della Cultura di Naro-Partanna, tra il 2200 e il 1500 a.C. Una necropoli rupestre esisteva qui ma fu distrutta dall’attività mineraria moderna. L’estrazione del tufo dal XVIII secolo danneggiò gravemente il sito. Oggi l’area fa parte dell’orto botanico Giardino dell’Emiro. Durante la seconda guerra mondiale le grotte servirono da rifugio per gli sfollati. Negli anni sessanta e settanta ospitarono una fabbrica per sgusciare i gamberi. In seguito si tentò di adibirle a pizzeria, ma il progetto non andò avanti. Le grotte rimangono un luogo silenzioso, immerso nella vegetazione dell’orto botanico. I visitatori camminano tra le antiche cavità e osservano le pareti segnate dal tempo.

Orari e prezzi cambiano con la stagione e per questo non compaiono in questo testo.

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