📷 Immagine: Wikimedia Commons
massacro di Rechnitz
Il castello di Rechnitz sorge nel Burgenland, regione orientale dell’Austria al confine con l’Ungheria. Costruito come residenza nobiliare, fu acquistato all’inizio del Novecento da Heinrich Thyssen, erede di un grande gruppo industriale tedesco. Il magnate vi trasferì la sua collezione d’arte e vi stabilì la famiglia dopo aver sposato una baronessa ungherese. Nel 1938 il castello passò alla figlia Margit, che vi abitava con il marito conte Ivan Batthyány. Durante la guerra il luogo divenne punto di raccolta per lavoratori forzati impiegati nella costruzione del Vallo Sudorientale. Il 24 marzo 1945, mentre l’Armata Rossa avanzava, Margit von Batthyány organizzò un ricevimento al castello. Tra gli ospiti c’erano ufficiali nazisti, membri delle SS e della Gestapo. Intorno a mezzanotte duecento ebrei ungheresi, tenuti nelle cantine del castello, vennero portati al Kreuzstadel, un fienile vicino. Franz Podezin, funzionario della Gestapo, distribuì armi agli invitati e li invitò a uccidere le vittime designate. Le esecuzioni furono compiute al buio, tra grida e ubriachezza. Dopo la guerra furono scoperte ventuno fosse comuni, ciascuna con dieci-dodici cadaveri. I corpi mostravano segni di violenza e denutrizione estrema. Il castello stesso andò distrutto nelle settimane successive. Nonostante i processi, i principali responsabili riuscirono a fuggire. Solo molti anni dopo il caso tornò alla ribalta grazie a inchieste giornalistiche e opere teatrali. Oggi il luogo rimane un simbolo oscuro della violenza nazista nell’Europa orientale.
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