Vilnius
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La Vilnius che si svela tra storia e modernità offre un percorso unico, dove ogni pietra racconta di un passato millenario e ogni struttura nuova riflette l’energia di una capitale in movimento. L’itinerario attraversa il cuore antico della città, sale sulle colline che dominano il paesaggio urbano, scende tra le memorie della sofferenza e poi si innalza verso il cielo con le architetture contemporanee, creando un dialogo continuo tra epoche diverse.
La culla della storia: l’Altstadt
L’Altstadt di Vilnius si stende sulla riva sinistra della Neris e, con i suoi 3,59 chilometri quadrati, rappresenta il nucleo storico della capitale. Dal 1994 è Patrimonio dell’Umanità UNESCO, custodendo 1.487 edifici distribuiti in 70 strade e vicoli che intrecciano gotico, barocco e neoclassico. Qui ogni angolo respira la storia di Vilnius, da quando era il centro del Granducato di Lituania fino ai giorni nostri.
Passeggiando tra le vie strette si incontrano edifici che hanno segnato la politica e la cultura, come il Palazzo Presidenziale, che dal XV secolo ospitò vescovi e poi zar, e oggi è sede della presidenza della Repubblica. La sua facciata neoclassica, modellata da Vasilij Petrovič Stassov tra il 1824 e il 1832, si staglia di fronte all’Università, fondata nel 1579, dove le aule hanno visto passare generazioni di studenti e intellettuali.
La Cattedrale di San Stanislao, costruita a partire dal 1779 su progetto di Laurynas Gucevičius, domina il Kathedralenplatz con la sua facciata neoclassica e il campanile isolato. All’interno, la cappella di Casimiro con i suoi stucchi barocchi e una copia della Sindone di Torino attirano lo sguardo, mentre le colonne doriche e il timpano con le statue dei santi protettori ricordano il ruolo della chiesa come luogo di incoronazione dei granduchi.
Non lontano, la chiesa di Sant’Anna stupisce per la sua facciata gotica in mattoni rossi, un raro esempio di gotico fiammeggiante in Lituania. Costruita alla fine del XV secolo sotto il granduca Alessandro Jagellone, la chiesa sorprende con 33 tipi diversi di mattoni e forme sinuose che si intrecciano in un gioco di linee e volumi. Accanto, la chiesa dei Bernardini e la cappella di San Bernardo completano un complesso architettonico che è tra i più fotografati della città.
Il simbolo della nazione: la Torre di Gediminas
Sulla collina di Gediminas, a 142 metri di altezza, la torre omonima svetta come ultimo resto della fortezza superiore di Vilnius. Costruita in stile gotico nel XIV secolo per ordine del granduca Gediminas, oggi ospita un piccolo museo che ripercorre la storia della fortezza e della città. Un ascensore inclinato permette di raggiungere la cima, dove una terrazza offre una vista a 360 gradi su Vilnius.
La torre divenne simbolo della rinascita nazionale il 1° gennaio 1919, quando vi fu issata per la prima volta la bandiera della Lituania indipendente. Le sue finestre ad arco gotico e le mura che resistono da secoli raccontano di un passato di resistenza, mentre i lavori di consolidamento avviati nel 2016, con un investimento di 3,2 milioni di euro solo per il versante nordovest, testimoniano la fragilità del tempo che passa.
Dalla collina si scorge anche il complesso del castello granducale, ricostruito tra il 2002 e il 2009 dopo secoli di abbandono. Le sue ali barocche, disegnate da architetti italiani come Bartolomeo Berrecci, ospitano oggi un museo e spazi espositivi che ripercorrono oltre 600 anni di storia lituana, dalle origini del Granducato fino all’Unione con la Polonia.
Luoghi di fede e devozione
Il Tor der Morgenröte, o Porta dell’Aurora, è uno dei monumenti più cari alla città. Costruita all’inizio del XVI secolo come parte delle fortificazioni, la porta unisce elementi gotici e rinascimentali e ospita una cappella con l’icona della Madonna Nera, venerata da cattolici, ortodossi e uniate. La leggenda narra che la sacra immagine, probabilmente del XVI secolo, abbia protetto Vilnius da epidemie e invasioni.
All’interno della chiesa di San Pietro e Paolo, nel quartiere di Antakalnis, l’arte barocca raggiunge vertici assoluti. Costruita tra il 1668 e il 1704 per volere dell’etmano Michał Kazimierz Pac, la chiesa è un trionfo di stucchi e rilievi che ricoprono ogni superficie, opera di artisti come Pietro Perti e Giovanni Maria Galli. L’interno, con la sua icona miracolosa Ecce Homo e l’organo del 1907, trasuda una spiritualità che ha attraversato i secoli.
Più in periferia, la chiesa di San Casimiro, costruita tra il 1604 e il 1616, è un esempio di architettura barocca polacca. La sua facciata concava e le torri gemelle si stagliano sul viale Gediminas, mentre all’interno affreschi e dipinti raccontano la vita del santo patrono della Lituania. Durante l’occupazione sovietica rimase una delle poche chiese aperte, diventando un rifugio per la fede in tempi bui.
Memorie del passato: il Ghetto di Vilnius
Nel cuore della Altstadt si trova il luogo che ricorda una delle pagine più buie della storia cittadina. Il Ghetto di Vilnius, istituito nel 1941 dai nazisti, fu uno dei più grandi del continente e segnò la fine della comunità ebraica che per secoli aveva reso la città un centro di cultura e sapere. Diviso in due parti dal viale Vokiečių, il ghetto ospitava migliaia di persone in condizioni disumane.
Qui, nonostante la fame e la repressione, nacque la Fareinikte Partisaner Organisatzije, una delle prime organizzazioni di resistenza ebraica in Europa. Le sue fila unirono intellettuali, operai e giovani che, armati di coraggio, sfidarono l’oppressore. Poco lontano, il carcere di Lukiškės divenne un luogo di passaggio per migliaia di ebrei prima della deportazione a Ponar, dove furono uccisi in massa.
Oggi, tra le vie che un tempo delimitavano il ghetto, si trovano targhe commemorative e pietre d’inciampo che ricordano i nomi delle vittime. Il Museo Nazionale Lituano, che include anche il complesso del castello, conserva documenti e oggetti che testimoniano la vita e la distruzione della comunità ebraica, un patrimonio che la città si
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