📷 Immagine: Wikimedia Commons
grotta delle Felci
La grotta delle Felci si apre sul versante meridionale dell’isola di Capri, a duecento metri sul livello del mare. È un grande anfratto di trecentosettanta metri quadrati, noto anche come grotta di Capelvenere. Prima del 1881 non aveva un nome preciso nella comunità locale della vicina contrada Torina. Il toponimo attuale deriva dalla presenza di capelvenere, una piccola felce perenne che cresce lungo le pareti della cavità. La grotta rappresenta una testimonianza fondamentale sulle abitudini dell’uomo a Capri durante la tarda preistoria. Gli scavi condotti da Ignazio Cerio portarono alla luce vasi dipinti, manufatti e lame in ossidiana. Ulteriori indagini furono svolte da Ugo Rellini e da Alberto Carlo Blanc, suscitando grande interesse tra gli studiosi dell’epoca. I reperti rinvenuti sono oggi conservati in diversi musei, tra cui il Centro Cerio e il Museo archeologico nazionale di Napoli. All’interno della grotta si trovano tracce di frequentazione umana fin dal neolitico. I reperti suggeriscono che la cavità avesse una funzione rituale, forse legata al culto della Grande Madre Terra. Durante il medioevo, i monaci della Certosa di San Giacomo la utilizzarono come ricovero per le capre. Le pareti mostrano fratture e fenomeni carsici che ne hanno modellato la struttura. La grotta offre oggi uno sguardo sulla storia antica e sulla geologia dell’isola.
Orari e prezzi cambiano con la stagione e per questo non compaiono in questo testo.
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