frana di Niscemi del 2026

📷 Immagine: Wikimedia Commons

frana di Niscemi del 2026

Il territorio di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, è noto per la sua vulnerabilità ai fenomeni di dissesto idrogeologico. La conformazione del suolo, con strati di sabbie permeabili sopra argille impermeabili, favorisce movimenti franosi. Storicamente, eventi simili si sono ripetuti, come quello del 1790 che sconvolse le terre a sud del centro abitato. In quell’occasione, profonde fenditure e un vulcanetto di fango bituminoso emersero per otto giorni. Le cronache di Saverio Landolina Nava descrissero la formazione di un “Casma”, un baratro che trasformò radicalmente il paesaggio. Nel 1997 un cedimento colpì i quartieri di Sante Croci, Pirillo e Canalicchio. Furono danneggiate 48 strutture, tra cui la settecentesca Chiesa delle Sante Croci, poi demolita. L’emergenza coinvolse 117 famiglie e richiese l’intervento del Dipartimento della Protezione Civile. I ritardi burocratici post-disastro protrassero per anni la messa in sicurezza del versante. Solo nel 2011 furono erogati i risarcimenti definitivi alle famiglie colpite. Nel gennaio 2026 un nuovo smottamento isolò parzialmente la città interrompendo la Strada Provinciale 12. Il 25 gennaio un vasto fronte franoso avanzò per quattro chilometri, con un dislivello di 55 metri in alcuni punti. Fabio Ciciliano, capo del Dipartimento della Protezione Civile, stimò il movimento in 350 milioni di metri cubi di materiale. L’evacuazione coinvolse oltre 1.600 abitanti, mentre 880 edifici rimasero nella “zona rossa”. Le abitazioni nel quartiere Sante Croci furono dichiarate irrecuperabili dopo il crollo di una palazzina.

Orari e prezzi cambiano con la stagione e per questo non compaiono in questo testo.

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