Disastro ferroviario della Fiumarella

📷 Immagine: Wikimedia Commons

Disastro ferroviario della Fiumarella

Il disastro ferroviario della Fiumarella fu un incidente avvenuto il 23 dicembre 1961 sulla linea Cosenza-Catanzaro, vicino a Catanzaro. Il treno, composto da un’automotrice Breda M2.123 e un rimorchio Breda RA 1006, transitava sul viadotto in curva della Fiumarella. A causa della velocità eccessiva, il rimorchio deragliò e precipitò nel torrente sottostante da un’altezza di circa 47 metri. All’interno viaggiavano 99 passeggeri, molti dei quali studenti diretti a scuola. Morirono 71 persone, tra cui 31 abitanti di Decollatura, mentre 28 rimasero ferite. L’incidente provocò un acceso dibattito parlamentare e portò alla revoca della concessione alla Mediterranea Calabro Lucane. Il governo istituì una gestione commissariale governativa delle ferrovie locali. Il traffico rimase interrotto per anni, sostituito da autoservizi tra Soveria Mannelli e Catanzaro. A Decollatura fu eretto un monumento in memoria delle vittime. L’inchiesta ministeriale coinvolse ingegneri come Gino Raffaelli, Vito Spagnolo e Nicola Augello. Il macchinista Ciro Miceli fu condannato a dieci anni di reclusione per eccesso di velocità. L’inchiesta stabilì che la velocità di 63 km/h superava il limite consentito di 35 km/h a causa delle cattive condizioni dell’armamento. Il tribunale di Catanzaro ritenne Miceli colpevole, nonostante la difesa avesse sostenuto un malfunzionamento dei freni. Il disastro rimane uno dei più gravi nella storia ferroviaria calabrese. A Catanzaro, vicino al viadotto, si trova ancora il luogo della tragedia.

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