Luoghi · Alcamo
terremoto del Belice del 1968
Immagine: Biblioteca Centrale del Consiglio Nazionale delle Ricerche · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons
Il terremoto del Belice del 1968 colpì la Valle del Belice, in Sicilia occidentale, tra le province di Trapani, Agrigento e Palermo. La prima scossa si avvertì alle 13:28 del 14 gennaio, seguita da altre due nelle stesse località. Alle 2:33 del 15 gennaio una scossa molto violenta causò gravissimi danni, avvertita fino a Pantelleria. La scossa più forte si verificò alle 3:01, seguita da altre sedici. Le vittime furono tra 231 e 370, con oltre mille feriti e settantamila sfollati.
Il colonnello Carlo Alberto dalla Chiesa visitò le zone colpite e consigliò agli abitanti di dormire all’aperto. I soccorsi furono inizialmente confusi e poco coordinati, con strade quasi risucchiate dalla terra. Il presidente Giuseppe Saragat e il ministro Paolo Emilio Taviani visitarono la zona nei giorni seguenti. Furono impegnati oltre mille vigili del fuoco, la Croce Rossa, l’Esercito e i carabinieri. Un pilota descrisse la scena come “uno spettacolo da bomba atomica”.
Nei centri distrutti come Gibellina, Salaparuta e Montevago, i superstiti vivevano in totale indigenza tra le macerie. I medici lavorarono senza sosta, operando in condizioni estreme, come il professor Giuseppe Ferrara a Sciacca. Una bambina di quattro anni, estratta viva dalle macerie, fu operata con successo. La pioggia trasformò la piana in un acquitrino, ostacolando i soccorsi. Le conseguenze furono gravi anche per il patrimonio artistico, come a Castellammare del Golfo.
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